Chi siamo  Martinismo  Massoneria Teosofia Scuola Arcana Gnosi Rosacroce  Messaggi

 

www.iltibetano.com

Le  Scuole  Iniziatiche  dell'Antica  Saggezza

 

LIBRI

 

Frasi Famose   

Eventi             

Download

Libri

Links

Ringraziamenti 

Contatti

 

Miscellanea

  Alchimia

  Angeli

  Astrologia

  Cabala

  Metafisica

  Misteri

  Naturopatia

  Nuova Era

  Oriente

  Psicosintesi

  Reiki

  Tarocchi

 

 

Presentazione             

Martinismo

Massoneria

Teosofia

Scuola Arcana

Gnosi

Rosacroce

Canalizzazioni

 

 

 

                                

Grazie per aver  
visitato il sito  
www.iltibetano.com

                                   

 

      

 

GIORGIO GALLI
LA VENERABILE TRAMA
LA VERA STORIA DI LICIO GELLI E DELLA P2

Le Edizioni Lindau presentano l’ultimo lavoro di Giorgio Galli, uno dei più autorevoli politologi italiani: una vastissima, ricca e lungimirante analisi per mettere sotto una luce del tutto inedita il ruolo avuto da Gelli e dalla sua Loggia nella lunga serie di drammatiche vicende che hanno segnato la storia d’Italia da dopoguerra... a oggi!


 

IN TUTTE LE LIBRERIE
«I Draghi» / ISBN 978-88-7180-658-7 /pagg. 158 / euro 16,00 /

 

Scheda del testo al seguente link:

http://www.lindau.it/schedaLibro.asp?idLibro=1055

 

 

 

www.lindau.it

 

« A vent’anni di distanza, a Guerra Fredda conclusa, destra e sinistra convergono ancora nel preferire a una seria assunzione di responsabilità, nazionale e collettiva, lo scaricare, ormai in sede storica, su altri (Stati Uniti) o su istituzioni specifiche e settoriali (servizi segreti, Massoneria) la responsabilità del mediocre funzionamento di un sistema politico (la cosiddetta Prima Repubblica) nel quale i vertici di partito hanno sistematicamente male interpretato e disatteso i pronunciamenti dell’elettorato.

Personalmente ho sempre cercato di abbinare allo studio dei ruoli dei poteri occulti un’analisi politologica che non si traduca in una dietrologia permanente. Le pagine che seguono sono la prosecuzione di questo lavoro. »

Giorgio Galli


S
econdo Galli, dalla sua rinascita, nel dopoguerra, la Massoneria non ha contato nulla nella politica italiana, tanto meno ha coltivato ambizioni golpiste. La P2 sembra fare eccezione, non fosse altro che per la presenza fra le sue fila di molti rappresentanti dell’élite industriale, finanziaria, militare ecc. Ma, al di là di tante fantasiose ipotesi mai dimostrate, la P2 e Licio Gelli, si domanda Galli, sono davvero la spiegazione di quasi ogni anomalia del passato nazionale? Davvero Gelli ebbe il ruolo decisivo che gli si attribuisce? Ed esistono per questo delle prove, se non inconfutabili, per lo meno solide e ragionevoli? La sua analisi di studioso di politica ed esoterismo, tutti i fatti, le testimonianze, i documenti che l’autore raccoglie, sembrano demolire il mito nero di Gelli, burattinaio occulto della Repubblica, e della P2 come sinistro gruppo di potere. Se mai, emerge chiaramente che essa ha operato come una lobby interessata a difendere la collocazione internazionale dell’Italia e il suo sistema socio-economico, tenendo il Partito Comunista lontano dal potere.


Giorgio Galli è stato docente di storia delle dottrine politiche presso l’Università degli Studi di Milano. Tra le sue numerose opere ricordiamo: Il decennio Moro-Berlinguer. Una rilettura attuale (2006); Enrico Mattei: petrolio e complotto italiano (2005); Hitler e il nazismo magico (2005); Piombo rosso. La storia completa della lotta amata in Italia dal 1970 a oggi (2005); I partiti politici italiani, 1943-2004 (2004). Presso le Edizioni Lindau ha pubblicato La magia e il potere (2004).


indice dell’opera


  5    Introduzione
   
       LA VENERABILE TRAMA

  19    1. Sovranità limitata
      
  43    2. L’Italia e le aree di tensione
        
  63    3. La P2 non salva Moro

  83    4. Gelli dall’intervista alla perquisizione
        
101    5. Gelli e la P2 tra realtà e leggenda
            

 

 



Dal libro

 

Introduzione

[…] Si sta oggi affermando la tendenza a far rientrare tutti gli irrisolti misteri italiani nel quadro del grande scontro semisecolare tra il «mondo libero» vittorioso e il «comunismo» sconfitto, con gli eventi italiani determinati da una «sovranità limitata», dipendente dagli Stati Uniti.

In questo contesto, le vicende italiane, con poche centinaia di vittime, possono essere rappresentate come episodi dolorosi, ma in fondo marginali, di un conflitto cosmico nel quale la luce ha prevalso sulle tenebre.

Le pagine che seguono sul ruolo della Massoneria sono una proposta metodologica per contrastare il prevalere di un’impostazione concettuale che, una volta affermatasi, renderebbe impossibile accertare quello che è realmente accaduto nelle singole situazioni.
Per evitare che vengano tutte fatte rientrare nel quadro che si è detto, occorre procedere per classificazioni. Indubbiamente molte vicende italiane possono essere capite solo nel quadro della Guerra Fredda e del confronto tra Usa e Urss. Vi sono, però, altre trame che non dipendono dalla Guerra Fredda e sono la conseguenza di lotte di potere tra gruppi e personalità italiani, che solo con l’inganno e in maniera pretestuosa sono state collegate al contesto internazionale.

In qualche caso vi può essere stata un’intersecazione tra le due situazioni, un collegamento tra iniziative italiane e un ambito particolare, in un periodo preciso, nel quale le condizioni internazionali del momento possono aver esercitato qualche influenza. Ma, in generale, attraverso una ricostruzione precisa che il tempo trascorso consente ormai di definire storica, è possibile giungere a una distinzione e a una classificazione, sino a pervenire a una mappa comparativa completa di tante vicende che l’opinione pubblica, e soprattutto le giovani generazioni, collocano in una nebulosa i cui confini e la cui estensione proprio il trascorrere del tempo rende sempre più indefiniti. L’analisi del ruolo della Massoneria è un primo contributo alla costruzione di una tale mappa.

Capitolo 5

Gelli e la P2 tra realtà e leggenda


[…]
La leggenda della P2, che forse non arriva ai giovani, ma che dà accenni di presenza nella cultura italiana, mi pare data dal fatto che questo progetto sia stato interpretato come di lunga durata nella nostra esperienza politica, tanto da vederne la prosecuzione negli ultimi decenni, attraverso tentativi di revisione costituzionale, in parte condivisi dalla sinistra, ma che sono apparsi programmatici soprattutto per il centrodestra: coalizione guidata da una persona come Silvio Berlusconi, che era stato iscritto alla P2 (tessera 1816).
La mia interpretazione dell’evoluzione del sistema politico italiano è diversa. Ritocchi alla costituzione erano oggetto di dibattito prima della P2 e oggetto di attività di varie commissioni parlamentari presiedute via via dal liberale Aldo Bozzi, dal democristiano Ciriaco De Mita, dalla comunista Nilde Iotti, ben prima della famosa commissione di D’Alema del 1997 (bicamerale come le altre).

I ritocchi di cui si parla non erano le iniziative previste dal piano di rinascita di Gelli e della P2. Concernono essenzialmente la riduzione del centralismo (autonomia delle regioni e dei comuni, distinzione dei ruoli fra le due camere, con un senato per la gestione di quelle autonomie, sul modello tedesco e in parte francese). Il mancato impegno in questa direzione ebbe come principale conseguenza politica, a partire dagli anni ’80, il successo della Lega, nata in un contesto del tutto diverso da quello degli anni ’60: declino della sinistra e del Pci, di nuovo confinato all’opposizione di governi a centralità democristiana.

Questa venne sfidata dal Psi di Craxi, l’uomo che aveva conosciuto Gelli, ma che lo aveva definito «Belfagor», il diavolo furbo ma al servizio di quello davvero pericoloso, Belzebù (Giulio Andreotti). Anche Craxi aveva inizialmente sbandierato un progetto che definiva «Grande riforma», con rafforzamento dell’esecutivo (sino alla possibilità di una repubblica presidenziale). Ma il progetto era stato accantonato, per essere sostituito da una competizione con la Dc per una spartizione del potere che non ne metteva in discussione la centralità nel nostro sistema politico. È questo equilibrio che venne sconvolto nei primi anni ’90, quando era trascorso ben un ventennio dal progetto gelliano della P2.

Mentre questi progetti prevedevano – come si è detto – una magistratura subordinata a un potere politico anticomunista, fu una magistratura più autonoma da un potere politico indebolito che, divenendo protagonista non di un complotto (come si disse), ma di inchieste finalmente non condizionate, creò una situazione che fornì una nuova occasione ai comunisti, in trasformazione con la crisi del sistema sovietico. La «discesa in campo» di Berlusconi nasce dall’idea di cogliere un’occasione alternativa a quella che si presentava per i comunisti: quella di impegnarsi in politica per evitare una crisi finanziaria, aggregando l’elettorato moderato in crisi di rappresentanza.
La cultura politica del patron di Mediaset lo portava certamente a condividere, negli anni ’70, l’impostazione anticomunista della P2. Però la sua iscrizione alla loggia non aveva motivazioni politiche, ma concerneva il ruolo che ho definito come centro di compensazione di ragguardevoli interessi economici. L’allora costruttore di città satelliti come Milano Due pensava di trarne vantaggi personali, così come generali e magistrati che prendevano la tessera per motivi analoghi.

Vi sono fattori di continuità nel sistema politico italiano. Per esempio le tradizioni della Dc e del Pci perdurano, anche dopo la scomparsa dei due grandi partiti della Prima Repubblica. Il mal definito rapporto fra centralismo e autonomie si trascina sin dal Risorgimento. Permane, come in tutte le democrazie rappresentative, un conflitto latente fra istituzioni basate sul consenso e servizi di sicurezza fondati sul segreto.
Ma come non sono esistiti doppio Stato e partito del colpo di stato, così non vi è continuità fra la vicenda della P2 e la fase a cavallo del passaggio di millennio, a partire dagli anni ’90. Il centrodestra è stato caratterizzato da soggetti politici nuovi quali la Lega e Forza Italia e la continuità fra Msi e An è molto relativa.

I tempi rapidi della vita postmoderna fanno spesso venire meno la memoria storica. La necessità di conservarla non può prescindere dalla necessità di mantenere quella distinzione tra storia e leggenda che pure viene messa in discussione in recenti dibattiti sulla disciplina storica, di cui dirò più avanti.

Per questo è opportuno puntualizzare che la vicenda della P2 si è chiusa definitivamente da oltre un quarto di secolo, anche se ha avuto un significato politico che è utile tenere continuamente presente.

Ma la leggenda può ancora irrobustirsi con i dati della cronaca attuale, che riguardano situazioni torbide o intriganti.

 

 

www.lindau.it

 

 

vai al sito macrolibrarsi

 

Cerca per in  

Per ordinare i tuoi libri preferiti fai clic qui

 

 

 

 

Chi siamo Martinismo Massoneria Teosofia Scuola Arcana Gnosi Rosacroce
Messaggi Miscellanea Eventi Libri Contatti Links Ringraziamenti

 

Giarresi net